La stanchezza e la fatica post-COVID: quale aiuto chiedere alla integrazione alimentare?

La stanchezza muscolare e la fatica sono sintomi sempre più frequenti tra le persone che hanno superato l’infezione da Coronavirus. Che si sia trattato di una forma lieve o di una forma complicata e più grave, ci si è resi conto che in una fase immediatamente successiva alla guarigione clinica dall’infezione compaiono stanchezza, affaticamento e difficoltà di recupero delle energie.
L’infezione da Sars-CoV-2, oltre a determinare i sintomi acuti della malattia, riesce ad attivare una cascata di eventi infiammatori complessi che possono alterare il metabolismo, il sistema nervoso centrale, il sistema immunitario e il sistema digestivo. Si è infatti rilevata, a infezione già superata, la comparsa di malattie infiammatorie sistemiche, come se l’organismo avesse ricevuto un segnale di squilibrio che ha cominciato a manifestarsi ben dopo la guarigione virologica (le stesse complicanze da COVID-19 si è potuto verificare come fossero legate alla tempesta citochinica infiammatoria contemporanea all’infezione). Tutte le malattie virali, come l’influenza, possono generare tali squilibri; è lecito pensare che l’intensità e la forza numerica con cui lo sta facendo il SARS-CoV-2 merita una particolare cautela. La ricerca scientifica dovrà porre di qui in avanti grandissima attenzione alle correlazioni tra infezione da COVID e sviluppo di malattie autoimmuni, artrite nelle sue varie forme, alterazioni glicemiche e diabete, malattie neurodegenerative.
Tenuto presente questo, dunque, intervenire sul controllo dei livelli infiammatori dell’organismo sembra essere una risorsa importante da sfruttare per contrastare le possibili evoluzioni future dell’infezione (Eurosalus, 2020) .
Come?
– Tenendo a bada i livelli infiammatori dovuti all’introduzione di zuccheri e altri alimenti pro-infiammatori (attivanti citochine infiammatorie, quali BAFF, PAF, TNF-alfa, Interleuchina-6 e glicotossine come la HMGB1), responsabili dell’alterazione della barriera intestinale, che andrà supportata con l’uso di probiotici ed eventualmente enzimi digestivi che impediscono l’arrivo all’intestino di macromolecole indigerite capaci di infiammarlo promuovendone l’alterazione strutturale.
– Apportando coenzima Q10, per la sua azione antiossidante e di sostegno all’attività muscolare.
– Integrando la Curcuma, titolata in curcumina, principio attivo ad azione antinfiammatoria, capace di controllare l’eccessiva e dannosa attivazione di NFkB, molecola infiammatoria che sta al centro di tutte le regolazioni metaboliche e degenerative dell’organismo. La curcuma svolge, inoltre, azione antidiabetica, di regolazione immunologica e di supporto al tono dell’umore, oltre che di neuroprotezione dalle malattie degenerative.
– Tenendo sotto controllo i livelli di Vitamina D3, che agisce sia sull’infiammazione che sulla regolazione metabolica.
– Supportando l’organismo con il Selenio che aiuta a evitare che il virus muti nel proprio organismo.
– Complesso delle Vitamine B: serve a fornire al corpo le risorse necessarie per permettere una più rapida ed efficiente assimilazione del cibo e trasformarlo così in un supporto energetico più fruibile dall’organismo;
– Se il ruolo degli integratori è anche quello di ristabilire il corretto funzionamento dell’organismo per combattere le disfunzioni legate all’inappetenza e alla disidratazione dell’organismo, è comunque conducendo uno stile di vita che preveda il giusto livello di attività fisica, il mantenimento di un buon equilibrio sonno-veglia, la corretta idratazione, una buona gestione dello stress e, ovviamente una sana impostazione alimentare, che promuoviamo il benessere e la salute dell’organismo a seguito dei disequilibri generati dagli eventi infettivi.
E ora, buona ripresa!

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